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Intervista con i Roulette Cinese
Giovedì, 18 Dicembre 2008 - 17:16 - 686 Letture
Interviste Babylonesi

Intervista con i Roulette Cinese

Di Andrea Turetta

“Ibridomeccanico” è la seconda prova discografica targata Roulette Cinese, questa volta dal sapore decisamente elettronico e caratterizzata da un forte gioco di contrasti (melodico/elettronico, razionale/emozionale, aspro/tenue, umano/meccanico ecc.), suggerito anche dalla bivalenza espressiva appartenente agli "uomini sintetici" (androidi) dei romanzi di Philip K. Dick. "Ibridomeccanico" è stato realizzato da: David Nizi (keyboards, producer, music composer), Joe Raggi (voice, lyricist, music composer), Claudio Spizzo (guitar, producer, sound engineering) la voce femminile in "Love song" è di Francesca Cola. Ecco l’intervista cui ha risposto Joe Raggi…



Nel vostro album “Ibridomeccanico”, si trovano sonorità pop elettroniche degli anni ’80 ed odierne. Segno che è un genere che guarda al futuro e che oltrepassa le mode del momento…
Gli anni ’80 fanno parte del nostro background quindi, nel progetto Roulette Cinese, sono sicuramente un ottimo punto di partenza. L’obiettivo finale rimane sempre quello di trovare un modo “Roulette Cinese”, e quindi personale, di comunicare.

Le canzoni dell’album, sono in parte ispirate ai romanzi di P.K. Dick. Come mai la scelta è ricaduta su questo scrittore?
Semplicemente perché P.K. Dick è uno scrittore che amo. I brani della parte “meccanica” (UBIK) del cd sono stati influenzati proprio dalle letture dei romanzi “Ubik” e “Un oscuro scrutare”. Non ho, però, trasposto i due romanzi in musica… ho semplicemente lavorato sulle emozioni che mi avevano suscitato per raccontare e parlare delle cose che mi stanno più a cuore e che appartengono al mio mondo o, comunque, al mio modo di pensare. Il brano “Un oscuro scutare” rappresenta proprio l’impossibilità di entrare “fino in fondo” nell’universo Dick.

Molti pensano che i suoni sintetici delle tastiere possano produrre delle sonorità fredde: Dall’ascolto dei vostri brani sembrerebbe invece non lo siano affatto…
Ti ringrazio per il complimento. A me il suono sintetico riesca ad emozionare se, dietro allo stesso, c’è un lavoro di ricerca personale. Può racchiudere veramente il mondo interiore di un artista ed evocare immagini nell’ascoltatore. Rispetto al suono esclusivamente elettrico, quello elettronico si presta maggiormente alla manipolazione e quindi, a livello di sonorità, può concederti un ampio spazio creativo. L’importante è non fermarsi a ciò che è già stato preimpostato da altri…un po’ come per il discorso precedente sugli anni ’80, è molto più interessante partire da un punto per cercare di andare oltre.

Questo è il vostro secondo disco, in cosa si differenzia da “Che fine ha fatto Baby Love?

Ho sempre voluto fare un disco che avesse un sapore decisamente più elettronico e, con la collaborazione di David Nizi e Claudio Spizzo degli Shape, tutto questo è stato possibile.
La caratteristica principale di “Che fine ha fatto baby Love?” era indubbiamente la contaminazione teatrale…ora abbiamo voluto concentrarci maggiormente sull’aspetto musicale provando a sperimentare anche la formula canzone (meno riuscita nel progetto precedente).

E’ stato difficile trovare chi credesse in voi?
La cosa più difficile è sempre stata quella di trovare qualcuno disposto ad investire.

Quali sono le fonti d’ispirazione per la vostra musica?
Tutto ciò che ci emoziona è potenzialmente fonte di ispirazione.

L’ispirazione arriva prevalentemente da emozioni forti?
Diciamo che un’ emozione, per diventare ispirazione, deve generare “idee” forti.

Quando si parla di musica è difficile proporre qualcosa di non già detto…?
Forse è addirittura impossibile, l’importante è provare a cercare un modo personale per farlo.
Il lato live, quanta importanza riveste nella vostra musica?
Ora ha la stessa importanza del lavoro in studio. Cambiano solo le modalità di comunicazione.

Vi capita di non essere soddisfatti di qualche vostra canzone? Magari l’avreste realizzata in una maniera diversa…
Stai parlando con un eterno insoddisfatto. Tutte le persone che hanno collaborato al progetto Roulette Cinese hanno dovuto fare i conti con questo mio lato del carattere. Per me è assolutamente vitale e stimolante ma capisco che non sempre può essere visto in questo modo.

Immagino abbiate un pubblico di estimatori notevole… Come è composto?
Pur non essendo notevole è in continua crescita. Lo capiamo dalle visite sui nostri spazi in rete e anche dalla risposta positiva ai live. Sicuramente abbiamo un pubblico molto eterogeneo…dal primo al secondo disco il cambiamento è stato molto forte.

La musica può dirsi un ottimo canale per comunicare ed arrivare al cuore del pubblico?
Alla fine la musica deve emozionare, se questo non avviene il resto non ha più alcun valore. E’ ovvio che ci sono diversi modi per farlo… a me, solitamente, riesce ad emozionare ciò che mi permette di intravedere anche una bella idea di fondo (in pratica non solo il cuore deve essermi coinvolto!).

Molti artisti amerebbero comporre una colonna sonora… è così anche per voi?
Ti confesso che l’idea non mi dispiacerebbe affatto.

Quali sono i vostri momenti artistici da immortalare?
E’ difficile da dire. Sicuramente, in determinate condizioni, certi momenti riescono inevitabilmente meglio… credo, però, che tutto debba rientrare in un discorso più ampio di percorso: tutto ciò che sei stato fa sempre parte della tua storia e quindi diventa utile per la tua crescita personale.

I vostri prossimi progetti…

La chiave per capire quale sarà il prossimo lavoro dei Roulette è contenuta proprio all’interno della copertina del cd “Ibridomeccanico! A te scoprirla!

Siti Ufficiali:
www.myspace.com/roulettecinese
www.roulettecinese.it
www.roulettecinese.splinder.com

Si ringraziano per la cortese collaborazione L’Altoparlante e 2Roads


 

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