Trê – Sé – Shalosh – Un film di Elisabetta Minen
Trê – Sé – Shalosh – Un film di Elisabetta Minen
Trê – Sé – Shalosh è un film che racconta l’immigrazione, l’integrazione, la religione e i conflitti d’amore. Siamo a Udine, una regione delimitata da tre confini; Italia, Austria e Slovenia, tre storie, tre protagonisti: Mehdi, 23 anni, iraniano e mussulmano; Pavel, 32 anni, ucraino ed ebreo e Irene, 25 anni, carnica e cristiana.
Tre storie come tante altre. Ritagli di vita. Tra sincronicità e asincronicità, la quotidianità di tre ragazzi, colti in attimi apparentemente casuali viene mescolata a quella degli altri personaggi; tre ‘antagonisti’ (monsignor Angelo, una donna misteriosa e un cieco che “vede” oltre le apparenze e che segue come un mentore le vicende dei tre ragazzi…) e tre personaggi secondari (il novizio Edo, pupillo di monsignor Angelo, Omar, amico di Mehdi e un angelo che suona la tromba ai lati della strada…) ma importanti equilibratori delle vicende del film. Mehdi, Pavel e Irene sono incapaci di darsi veramente all’altro. Sigillano il proprio dolore nel cuore, dibattendosi tra il desiderio di uscire dall’ombra e la volontà di rimanere nel proprio io. Laddove la convivenza con lo straniero produce mutamenti al costume, alla cultura, alla quotidianità, all’amore… I tre ragazzi, vittime della diffidenza e del pregiudizio… La storia si apre a dimensioni altre, reali, irreali, surreali…

NOTE DI REGIA
Trê – هس – שלש [ tre – sé – shalosh ] è quella che si dice una produzione low budget, meglio, no budget, dato che non ha ottenuto contributi economici pubblici né finanziamenti privati. Artemedia ha contato sulle proprie (esigue) forze, sul sostegno qualificato della Videe di Pordenone, che ha prestato le attrezzature necessarie per le riprese e la “moviola”, e sul supporto attivo di numerose aziende friulane che hanno messo a disposizione location, costumi, servizio di catering… infine, ma non ultima in ordine di importanza, la disponibilità di professionisti, artisti e tecnici, che hanno percepito compensi adattati.
Una storia ambientata a Udine, la mia città, amata e odiata, pressoché sconosciuta al Cinema, e sulla quale scommetto la fascinazione che può esercitare… Una storia che racconta se stessa, ma al tempo stesso tante storie di questo o di altri luoghi… Il tema dell’emigrazione, perché no?, clandestina! I dialoghi e i silenzi tra culture, razze e religioni differenti in una città da sempre teatro di invasioni e crocevia di etnie e geografie diverse (Udine, “città della guerra”).
Udine protagonista, un omaggio alla mia terra. Le sue contraddizioni: chiusa nel guscio, difende se stessa, ma si chiude in trappola, allontana diffidente, ma al tempo stesso avvicina e fa incontrare, si apre allo straniero, ma si serra nella solitudine… una solitudine vissuta come àncora di salvezza, ma che in realtà affonda e affoga. Una città inedita, osservata dall’immigrato, da un quartiere, quello di via Roma, che si chiude quasi in un ghetto.
Tre è tutto in questo film. Tre è un assunto e un pretesto. E’ la griglia sulla quale si costruisce la storia, triplice e multiforme. In una regione delimitata da tre confini, Italia, Austria e Slovenia, tre storie: Trê – – שלש هس [ tre – sé – shalosh ], quella parola ridondante declinata nelle lingue friulana, ebraica e farsi, le lingue dei protagonisti.
La geometria degli incontri: punti, diagonali e lati misurano le individualità, i rapporti, le
relazioni. Tre, il triangolo, l’espressione trinitaria dello spirito assoluto, 6, l’esagramma della Stella di David, due triangoli intrecciati, unione tra acqua e fuoco, 9, l’enneagramma, “il volto di Dio” secondo i Sufi, che si rifà all’Albero della Vita, e ancora 3 volte 3, la perfezione trinitaria. Tre popoli, tre religioni e tre vite, uniti tra loro dalle simbologie della Trinità, della Stella di David e dell’Enneagramma… ora che il momento storico dice rende sempre più difficile l’incontro tra Oriente e Occidente…
La storia è un singulto di emozioni e passioni, un vortice di avvenimenti intervallati da flashback, che tanta energia ha infuso anche a me che l’ho scritta, vissuta e ultimata
Elisabetta Minen

LA COLONNA SONORA
La colonna sonora è stata suggerita dai caratteri dei personaggi principali, dal rapporto tra gli stessi, evidenziando le personalità e il ruolo con stili e tecniche compositive diverse. A ogni personaggio ho cercato di imprimere un carattere musicale (genere) che ben lo rappresentasse, e in particolare, costruire una trama musicale parallela a
quella visiva, nella quale lo spazio temporale dell’azione fosse elemento di ritorno alle
fasi precedenti e successive per tutta la durata del film. Una sorta di polistilismo, non
racchiuso in un unico brano ma strettamente legato all’azione: un tutt’uno dall’inizio alla fine, articolato secondo una logica dettata dalle vicende e dalle emozioni espresse dai singoli attori sulla scena. Non esiste un tema conduttore dominante, ma un’orchestrazione variegata la quale fa sì che si riconoscano ambientazioni, seppur differenti, già viste nel film. Qui il leitmotiv non è dettato dalla melodia ma dallo strumento assegnato a ogni personaggio, che muta di ruolo nella partitura, a seconda del mutare dello stesso nell’azione (ad esempio il fagotto per Mehdi, il corno inglese per il Cieco o il violino per Pavel).
La scelta di ricorrere a un tema nello stile di Bach, ad esempio, si accentua maggiormente per l’abbinamento degli strumenti usati, tipici di quell’epoca o semplicemente considerati classici, non per creare copie di altri stili, bensì per tessere, dopo un’attenta analisi dei personaggi, una trama ulteriore che mettesse in luce le relazioni tra loro, dettate dalla storia. Brani a volte semplici, sia nella forma che nell’organico strumentale. Brani a volte ricchi di timbri e di combinazioni ritmiche, ove sia stato necessario per evidenziare la pluralità dei caratteri e delle azioni nel medesimo istante.
Roberto Salvalaio

TRE – SÉ – SHALOSH
regia Elisabetta Minen
co-regia Yassine Marco Marroccu
soggetto Elisabetta Minen
sceneggiatura Elisabetta Minen
fotografia Luca Coassin
montaggio Elisabetta Minen
musiche Roberto Salvalaio
anno 2011
genere dramma 99’
produzione Artemedia srl
Italy – Udine
www.artemedia.ud.it
www.film3.it
Si ringrazia per la gentile collaborazione Laura Gorini






