Intervista con i Dakota Days
Intervista con i Dakota Days
Di Andrea Turetta
Dakota Days è un duo formato da Ronald Lippok (già in tour con Ludovico Einaudi) e il compositore Al Fabris (che ha collaborato con diversi artisti, tra cui Pacifico e Blonde Redhead).Un incontro che sfocia in un album omonimo dal sound spontaneo, intimo, che spazia dal prog rock al post punk, dalla psichedelia alla new wave. Registrato “live” e mixato a Comerio (ma il mastering finale è stato effettuato al Calix studio di Berlino), “Dakota Days”, ha visto inoltre la partecipazione in quattro brani di Andrea Rubuffetti alla chitarra elettrica, lud e sitar, musicista al momento alle prese con il progetto solista di Edda, ex Ritmo Tribale. Ecco l’intervista gentilmente concessa cui ha risposto Al Fabris…
Per iniziare, ecco la classica domanda: come si sono formati i Dakota Days?
Alberto: Ci siamo conosciuti durante un tour di Ludovico Einaudi dove Ronald suonava le percussioni e io ero all’elettronica. Da lì, dopo aver passato insieme svariate notti a parlare di musica e progetti, a Ronald è venuta l’idea di auto invitarsi nel mio piccolo studio a Comerio, in Italia, per provare a registrare qualche cosa insieme, per noi, senza pressioni, etichette di mezzo, piani futuri o quant’altro, solo il piacere di fare musica insieme… e poi, solo dopo aver registrato quasi tutti i brani che sono sul cd, ci siamo accorti che forse potevamo farlo ascoltare anche ad altri.
Quanto è durata la lavorazione di questo vostro album?
In tutto Ronald è venuto da me in studio 3 volte per una durata di 3 settimane in tutto l’arco di un anno.
Riuscite sempre a mettere dentro ai pezzi tutto quello che vi ispira la fantasia?
Mah, in generale sì, se parliamo di fantasia legata ad una durata nel tempo, ovvero noi cerchiamo sempre in 2 giorni di iniziare e finire un pezzo, e durante quel lasso di tempo inseriamo tutte quelle sensazioni, fantasie, idee, pensieri, che avvertiamo nell’aria che ci circonda.
Un vostro brano, prima di essere portato a termine, vede più stesure o in genere, rimane abbastanza fedele all’idea di base?
Generalmente scegliamo una strada e quella rimane, semmai è per la seconda fase, quella dal vivo, dove in maniera molto naturale ci troviamo con versioni diverse dello stesso pezzo.
Quanto conta per voi la musica come mezzo di espressione?
Parecchio, anche se facendolo di mestiere non sempre si riesce a estrarre tutto quello che avresti voluto da un brano, a volte in testa rimangono composizioni bellissime che non riescono a diventare realtà, altre volte sì, l’importante è sempre cercare di andare il più profondo possibile in quello che si fa.
Come vi sembra il panorama musicale italiano odierno?
Per non cadere nella retorica dei soliti lamenti dove “una volta sì che la musica italiana era buona… “ Me la caverò con un: belle tante cose, altre meno… Se invece devo essere sincero, dirò che, fino a che la musica viene tramutata in numeri per sapere se funziona o meno, ecco che siamo in mano alle tv con i vari X Factor, Amici ecc., che, se ci fossero altrettanti programmi che proponessero musicisti, gruppi o compositori con cose originali allora sarei d’accordo, ma cosi la vedo grigia.
Le vostre canzoni tipo come nascono?
Generalmente partiamo da un sample e da li costruiamo tutto, oppure seguiamo un idea precisa che ci è venuta e partiamo a costruirla da li.
Da che cosa traete ispirazione per i vostri pezzi?
Ma è un po’ somma di tante cose, data l’età, attingiamo involontariamente dal nostro background costruito in anni, che è molto vario, spazia dal punk rock, alla new wave, al folk, al country, ai musical e tante altre forme di musica che abbiamo incontrato; poi c’è la vita, il momento specifico nel quale si registra, che ti da umori, energie, ti suggerisce colori, i sentimenti positivi o negativi del momento, il tutto con un’idea che arriva su che tipo di brano vorremmo fare, ecco che, piano piano il pezzo si va formando su tutte queste varianti.
Cosa pensate sia da salvare della musica del passato?
Beh, tantissimo, facevo riferimento prima al nostro background musicale costruito in anni di ascolti e scoperte, io ancora oggi trovo cose fantastiche del passato che non conoscevo, io la salvo tutta e non so nemmeno se quando sarò morto l’avrò sentita tutta!
Poesia e musica. Ci sono dei punti in comune?
La musica spesso è stata ispirata e ispiratrice da poeti e viceversa, è un asse che viaggia molto vicino soprattutto nelle canzoni, diciamo che se fossero 2 ingredienti potrebbero essere mangiati sia separatamente che insieme ed essere squisiti in tutti e due i casi.
Quanto conta l’intuito in fase di creazione di un album?
Tutto; se sbagli quello, c’è la seria possibilità che il lavoro non esca bene.
Avete incontrato difficoltà nel trovare chi credesse in voi e nelle vostre proposte musicali?
No, abbiamo avuto la fortuna di poter registrare come dicevo poco fa, senza etichette o produttori, quindi liberi al 100%, e come per miracolo poi la musica che ne è uscita sembrava buona, cosicchè la Ponderosa, che ha prodotto il cd, ci ha chiesto di farlo con loro, e cosi è stato. Ora sarà più difficile perché dovremo convincere chi ci ascolterà dal vivo……
Cambia il modo di ascoltare musica. Una volta c’erano le radio e i dischi… oggi si parla di computer I-pod… come vivete questi cambiamenti epocali?
Senza affanni o paure, il patatrac della musica a gratis on line oramai c’è, quindi prendiamo il lato positivo e diciamo che ora possiamo ascoltare tutto quando e dove lo si voglia fare, fermo restando che per noi gli lp rappresentano ancora un oggetto speciale e fantastico da avere, siamo cresciuti con quelli, ma adeguandoci capiamo i ragazzini che oggi sul telefonino si scambiano mp3 di bassissima qualità e sono felicissimi!
Oggi è sempre più difficile creare qualcosa di veramente nuovo?
Sì, forse è impossibile credo, bisogna solo continuare a credere di poter creare qualche cosa, poi se non è nuova fa niente, ma già creare è una fortuna, sia per l’anima che per l’intelletto, si rimane giovani dentro!
Tra le pecche della nostra Italia, sembra ci sia una cattiva educazione musicale… Pensate la musica venga ancora considerata come arte di serie B, specie se parliamo di generi moderni?
Beh, la stessa itunes, ti spinge a prenderti un brano e via e non è nata in Italia, io direi che in generale la musica è sempre più considerata con l’equazione uguale a valore negativo e contenuto positivo, non la si vuole pagare ma la si vuole bella che ci piaccia. In Italia questo pensiero c’è e quì ci aggiungiamo il fatto che se non arriva dall’estero non ci convince, e soprattutto se non la riconosciamo in un genere rimaniamo spiazzati e la rifiutiamo. Io trovo che oggi siano uscite lo stesso delle cose molto buone, dal pop, al rap, all’urban, all’elettronica ect, chi ha qualcosa dentro di forte che spinge per uscire, arriverà comunque!
Venendo ai concerti… immagino, i vostri siano molto coinvolgenti…
Abbiamo la fortuna di suonare dal vivo in quattro, con Dodo Nkishi alla batteria che di solito lavora con i Mouse on Mars e con Andrea Rabufetti alla chitarra elettrica che in Italia suona con Stefano Edda. In questa formazione ci troviamo molto bene, i pezzi hanno quella che noi chiamiamo la second life dei pezzi, ovvero la seconda vita dopo la registrazione, che è il vivo, e l’energia che creiamo è buonissima e questo ci permette di spaziare e mantenere vivo lo scopo di sentirci liberi all’interno dei pezzi che abbiamo creato.
Sito del gruppo:
www.myspace.com/dakotadaysband







