La lampadina che fa risparmiare acqua
Alle CFL (Compact Fluorescent Lamp), meglio note come “lampade a basso consumo” o “lampade a risparmio energetico”, si attribuiscono proprietà taumaturgiche e miracolose sia sul versante del risparmio domestico che sul quello della riduzione dell’emissione di CO2. In realtà esse non riescono a fare risparmiare altro che acqua, tra l’altro neanche tanta. Sembra una boutade, ma non lo è. La prossima messa la bando delle lampadine ad incandescenza, che nelle intenzioni dichiarate dai promotori e dai legislatori dovrebbe porre le condizioni per una diminuzione dell’emissione di CO2, si risolverà nella realtà in un’enorme favore ai produttori di CFL e nel peggioramento dello stato dell’ambiente.
Sul risparmio in termini di emissioni di CO2 prendiamo in esame, per iniziare, un documento di Greenpeace in cui tra l’altro si legge:
L’International Energy Agency dell’OCSE stima che il potenziale risparmio raggiungibile se in tutto il mondo le lampade incandescenti venissero sostituite con le CFL sarebbe intorno a 470 milioni di tonnellate (Mt) di CO2 al 2010, e 700 Mt al 2030.
L’introduzione di un bando delle lampadine incandescenti in Europa – da sostituire con le CFL – permetterebbe di ridurre i consumi elettrici di 66 Twh, pari ad un abbattimento di emissioni di CO2 di circa 30 Mt, equivalenti alla chiusura di 10 centrali termoelettriche da 1000 Mw. In Italia si avrebbe un abbattimento di circa 3 Mt di CO2 a costo nullo per lo Stato, con benefici economici per i consumatori pari a circa 1 miliardo di euro.
Calcolare le emissioni di CO2 risparmiate in seguito alla sostituzione di una lampada incandescente con una CFL è molto semplice. Una lampada da 60 watt viene comunemente sostituita da una CFL da 11 watt: si hanno quindi 49 watt di risparmio da moltiplicare per le ore di utilizzo della lampada. In genere una lampada viene utilizzata per 1000 ore all’anno (tre ore al giorno). Si hanno così 49 KWh di energia elettrica risparmiata in un anno. Considerando che le emissioni specifiche medie di CO2 del sistema di generazione elettrica in Italia sono attualmente circa 0,53 KgCO2/KWh, si hanno 26 Kg di CO2 risparmiati ogni anno per ogni lampada incandescente da 60 watt sostituita.
In parole povere il ragionamento è questo:
A causa del sistema di produzione dell’energia elettrica, basato principalmente su combustibili fossili, ogni KWh prodotto comporta (in Italia) l’emissione di 0,53 Kg di CO2 nell’atmosfera, quindi ogni KWh risparmiato comporta una non emissione nell’atmosfera di 0,53 Kg di CO2.
Un ragionamento che all’apparenza non fa una piega. Invece le pieghe ci sono, eccome. E non sono solamente dei semplici plissé, ma veri e propri crepacci.
Si può infatti dimostrare che la messa la bando delle lampade ad incandescenza, e la conseguente sostituzione con le “moderne” CFL, non riuscirà a ridurre di un solo grammo l’emissione di CO2. Allo scopo è necessario conoscere le modalità di produzione dell’energia elettrica, alcune caratteristiche tipiche delle centrali, in particolare di quelle termoelettriche, e altre proprietà dell’energia elettrica.
Primo punto, l’energia elettrica non è immagazzinabile. Quindi tutti gli impianti di produzione, trasporto e distribuzione devono essere dimensionati in modo da far fronte, in ogni momento, alla potenza massima di cui l’utenza può complessivamente disporre.
La richiesta di energia elettrica da parte dell’utenza non è costante nel tempo, così come non è costante nel tempo la sua produzione.
La produzione di energia elettrica viene modulata sulla base della richiesta, cercando di produrre esattamente quanto richiesto dagli utenti.
L’energia elettrica prodotta deve essere consumata immediatamente, altrimenti è sprecata.
Perciò l’Enel cercherà, con un certo margine di sicurezza per compensare errori nelle stime, di produrre esattamente i KW che nel corso della giornata si prevede vengano richiesti.
Non può permettersi di produrne meno, perché si avrebbero sovraccarichi e “distacchi di utenza”.
Non è conveniente produrne di più, in quanto non sarebbero “vendibili”, rappresenterebbero uno spreco di materie prime, in sostanza un danno economico per l’Enel, e un danno per l’ambiente a causa dell’emissione “gratuita” di CO2.
Adeguare esattamente la produzione alla richiesta non è ovviamente la cosa più semplice del mondo, ma con l’aiuto di statistiche, previsioni, stime, e sulla base dei dati in tempo reale circa la produzione e la richiesta, i produttori di energia elettrica riescono nell’impresa, sia pur con qualche momento di sovrapproduzione.
Qui entra in ballo diagramma di carico, ovvero la curva dell’energia elettrica richiesta dall’utenza in funzione del tempo.
Secondo il periodo di tempo preso in considerazione si possono avere diagrammi di carico giornalieri, settimanali, annuali.
I diagrammi di carico giornalieri hanno un andamento analogo nei primi cinque giorni della settimana, presentano un massimo di potenza in genere nella giornata di mercoledì, mentre assumono un andamento diverso per il sabato e i giorni festivi, con riduzione della potenza richiesta.
I diagrammi di carico presentano un andamento caratteristico tipico per ogni utenza singola o per un gruppo omogeneo di utenze, quali l’illuminazione pubblica e quella privata, la trazione elettrica, gli usi elettrosiderurgici, ecc.
L’andamento del diagramma di carico varia a seconda della stagione dell’anno considerata, tuttavia esso presenta sempre due massimi (punte di carico) ed un minimo notturno.
Ponendo in ordinate la potenza richiesta ed in ascisse il tempo, l’area del diagramma di carico rappresenta l’energia giornaliera richiesta.
Il diagramma di carico di un giorno feriale può avere un aspetto molto simile a quello in figura.

A grandi linee, l’adeguamento della produzione alla richiesta avviene facendo funzionare alcune centrali in servizio continuativo, in modo che sia sempre disponibile una potenza base PB, mentre altre centrali entrano in funzione per coprire le punte di carico (A).
È evidente che nei periodi in cui la potenza richiesta è minore di PB vi sarà una eccedenza (C) di potenza disponibile.
Per sopperire a questo inconveniente si utilizzano le centrali di pompaggio che, nei periodi di eccedenza, trasportano acqua dai bacini di valle ai bacini in quota delle centrali idroelettriche, acqua che potrà essere utilizzata nei giorni successivi per coprire le punte di carico.
Il “Codice di trasmissione dispacciamento, sviluppo e sicurezza della rete” di Terna, disciplina così l’uso delle centrali di pompaggio:
4.10.3.3 Gestione delle unità di produzione e pompaggio strategiche
Le unità di produzione e pompaggio strategiche di cui all’Allegato A.31 sono utilizzate dal Gestore allo scopo di:
(a) perseguire il rapido ripristino dell’equilibrio tra produzioni e carichi soprattutto a fronte di perturbazioni improvvise, affiancandosi alla riserva secondaria di potenza e permettendo il bilancio in potenza, ovvero il reintegro della corrispondente banda di regolazione;
(b) gestire gli scarti con l’estero mantenendoli entro i limiti previsti dalle raccomandazioni emesse dall’UCTE per le reti interconnesse durante le rampe di presa di carico giornaliere, e più in generale per assicurare il bilancio in potenza;
(c) consentire il controllo dell’equilibrio tra produzioni e carichi nelle ore di basso fabbisogno (ore notturne) qualora, in tempo reale, la produzione termica complessiva ai minimi tecnici di funzionamento sia incompatibile con il fabbisogno (eccesso di produzione non allocabile);
(d) realizzare un adeguato controllo delle tensioni in particolari aree del sistema elettrico.
Inoltre in condizioni di emergenza durante le ore notturne, i prelievi delle medesime unità rappresentano un carico distaccabile, assieme ai carichi interrompibili senza preavviso e prioritariamente rispetto all’utenza diffusa.
Il punto C è molto eloquente. Anche se con una terminologia per iniziati, dice che le centrali di pompaggio vengono utilizzate come “riequilibrio” del carico, richiedendo quindi energia dalla rete e diventando utenze di fatto.
Entrano quindi in funzione, come “riequilibro” del carico, esclusivamente quando ci sia una sovrapproduzione coincidente con un regime di “minimo tecnico” per ogni centrale termoelettrica.
Quindi fino a quando è possibile diminuire la produzione da parte delle centrali termoelettriche, le centrali di pompaggio non devono entrare in funzione.
Andiamo ora a vedere in modo più dettagliato come viene soddisfatto il diagramma di carico.
La scelta delle centrali che devono espletare il servizio di base o quello di punta avviene in base a criteri che possono essere così sintetizzati:
- Le centrali idroelettriche hanno tempi di messa in servizio piuttosto ridotti, dell’ordine dei minuti, perciò sono adatte all’espletamento del servizio di punta, che comporta frequenti distacchi ed inserzioni dell’impianto;
- Le centrali termoelettriche, invece, hanno bisogno di tempi di avviamento molto maggiori, a causa del tempo necessario per fare arrivare il vapore alla pressione e alla temperatura di funzionamento, con costanti di tempo dell’ordine delle ore (crescente con la potenza).
Essendo inoltre di potenza notevolmente maggiore di quelle idroelettriche, esse sono idonee al servizio di base, caratterizzato da un funzionamento continuo, anche se non sempre alla massima potenza.
Nel dettaglio occorre osservare come le diverse qualità di energia che entrano a formare il diagramma di carico siano così classificate:
- • energia di base feriale: è quella al di sotto del minimo carico feriale;
- • energia di modulazione a continuità diurna: è quella corrispondente alla parte di carico compresa tra la minima feriale e la punta di recessione meridiana;
- • energia di modulazione spinta: è quella compresa nella residua parte sovrastante del diagramma.

Il problema tecnico-economico fondamentale dei produttori di energia elettrica diventa allora quello di adeguare il diagramma delle disponibilità a quello dei carichi.
Nel caso degli impianti termoelettrici il costo di produzione di un singolo KWh aumenta però rapidamente con il diminuire dell’utilizzazione, di qui la convenienza di far funzionare le centrali termiche con la più elevata utilizzazione possibile.
Le disponibilità idrauliche di fiumi e torrenti sono invece pressoché costanti durante la giornata (salvo una riduzione dovuta al gelo per i torrenti alpini nelle ore notturne del periodo invernale), ma variano anche sensibilmente, da una stagione all’altra.
In un’economia elettrica mista (idraulica e termica) quale è quella italiana, per una migliore utilizzazione delle fonti energetiche disponibili nella copertura del diagramma di carico, gli impianti devono essere utilizzati partendo da quelli più “virtuosi”, cioè quelli con un costo minore per ogni KWh prodotto.
L’ordine di preferenza nell’utilizzazione degli impianti dovrà perciò essere il seguente:
1. centrali idroelettriche ad acqua fluente: questi impianti hanno costo marginale quasi nullo e la loro mancata utilizzazione comporterebbe sfiori d’acqua e quindi una perdita di energia.
2. centrali geotermoelettriche: esse hanno costi marginali assai modesti, poiché utilizzano vapore endogeno.
3. centrali termoelettriche: il costo marginale di un impianto termoelettrico dipende per la massima parte dal costo del combustibile ed è in funzione del rendimento. Più aumentano i KWh prodotti, maggiore è il rendimento e minore diventa il costo unitario.
Se ne deduce che il criterio di scelta delle centrali termiche da tenere o immettere in servizio è quello di coprire la potenza necessaria con gruppi scelti in ordine decrescente di rendimento.
4. impianti idroelettrici “di regolazione” con serbatoio e impianti di pompaggio: essi sono destinati alla copertura delle punte di carico, al riequilibrio tra carico e produzione, nonché alla regolazione della frequenza di rete.
In un documento di Enel Produzione, intitolato “Problemi aperti e prospettive tecniche per una gestione ottimizzata dei sistemi di generazione termoelettrici” si legge:
5.2 Flessibilizzazione
(…)
E’ noto che le migliori prestazioni di un impianto, in primis il consumo specifico, si ottengono in prossimità del Carico Nominale Continuo (CNC) .
(ndr per CNC si intende la massima richiesta che una centrale può soddisfare)
La strategia di far funzionare alcuni impianti al CNC e fare esercizio intermittente con altri comporta, per contro, perdite di efficienza e consumi di vita dovuti ad accensioni e spegnimenti.
In tabella sono riportati, per due tipologie di impianti termoelettrici, i valori indicativi dei tempi di avviamento e degli scostamenti di efficienza nel funzionamento a carico variabile.

E’ sufficiente una occhiata alla tabella per rendersi conto di alcuni aspetti:
I tempi di avviamento, anche se a caldo, sono lunghi, soprattutto per le centrali a carbone.
Dal punto di vista economico e anche ambientale, è conveniente che una volta in funzione ci restino per molto tempo, infatti di norma queste centrali funzionano ininterrottamente per 3-4 anni.
Le centrali più veloci ad avviarsi, cioè quelle a “ciclo combinato”, sono limitate da un minimo tecnico abbastanza alto, nell’ordine del 65% del CNC, sono quindi scarsamente flessibili, ma comunque adatte al servizio di modulazione a continuità diurna feriale.
Vengono normalmente accese intorno alle 5 della mattina per raggiungere il CNC intorno alle 8, quando la richiesta cresce in modo violento, per poi essere spente tra le 20 e le 22, quando la richiesta comincia a diminuire.
Le centrali a carbone da questo punto di vista sono più flessibili. Infatti possono diminuire la produzione per oltre il 50% del CNC perdendo poco rendimento, sono però molto più lente a risalire la rampa, cioè a passare da un carico ridotto al CNC, la velocità di incremento della produzione al minuto non supera lo 0,5% del CNC.
Ad esempio, se una centrale a carbone con CNC di 1000 MW, sta producendo 500 MW, impiegherà circa 100 minuti ovvero più di un’ora e mezza per raggiungere il CNC.
Normalmente le centrali a carbone vengono utilizzate come servizio di base, incrementano la loro potenza intorno alle 6 della mattina per giungere al CNC prima delle 8, e mantenendolo fino alle 21 per poi diminuire la produzione e tornare al minimo tecnico durante le ore notturne.
Prendiamo ora in esame un diagramma di carico reale, estrapolato dai dati statistici forniti da Enel, inerenti al terzo mercoledì di maggio del 2006.
I dati sono raggruppati per qualità di energia prodotta, (idrica, termica etc) non facendo distinzioni tra centrali a carbone, gas naturale o a ciclo combinato, tra centrali a bacino e ad acqua fluente.
La voce Ausiliari rappresenta l’energia necessaria ad alimentare apparecchiature e strumentazioni indispensabili al corretto funzionamento dell’intera rete di generazione e distribuzione.
I dati orari si riferiscono all’intervallo orario precedente. Ad esempio il valore di 24.478 MW inerente alla produzione Termica alle ore 4, rappresenta quanto prodotto tra le 3 e le 4.
I dati sono espressi in MW.
17 maggio 2006
| Ore | Idrica | Termica | Ausiliari | Pompaggi | Prod. netta | Estero | Richiesta |
| 1 | 3.833 | 25.458 | 1.079 | 2.847 | 25.365 | 5.781 | 31.146 |
| 2 | 3.813 | 24.630 | 1.051 | 3.367 | 24.025 | 5.788 | 29.813 |
| 3 | 3.808 | 24.473 | 1.048 | 3.629 | 23.604 | 5.752 | 29.356 |
| 4 | 3.811 | 24.478 | 1.045 | 3.904 | 23.340 | 5.787 | 29.127 |
| 5 | 3.972 | 24.535 | 1.055 | 3.605 | 23.847 | 5.773 | 29.620 |
| 6 | 4.357 | 25.055 | 1.072 | 3.325 | 25.015 | 5.542 | 30.557 |
| 7 | 5.078 | 26.986 | 1.109 | 982 | 29.973 | 5.787 | 35.760 |
| 8 | 8.467 | 28.364 | 1.195 | 37 | 35.599 | 6.281 | 41.880 |
| 9 | 11.146 | 28.985 | 1.291 | 11 | 38.829 | 6.119 | 44.948 |
| 10 | 11.473 | 29.721 | 1.323 | 11 | 39.860 | 6.173 | 46.033 |
| 11 | 11.259 | 30.177 | 1.341 | 11 | 40.084 | 6.092 | 46.176 |
| 12 | 10.420 | 29.952 | 1.324 | 11 | 39.037 | 6.014 | 45.051 |
| 13 | 7.843 | 30.086 | 1.289 | 11 | 36.629 | 6.173 | 42.802 |
| 14 | 8.899 | 30.170 | 1.273 | 11 | 37.785 | 6.163 | 43.948 |
| 15 | 9.086 | 30.676 | 1.289 | 11 | 38.462 | 6.230 | 44.692 |
| 16 | 9.491 | 30.731 | 1.296 | 11 | 38.915 | 6.280 | 45.195 |
| 17 | 8.971 | 31.208 | 1.310 | 11 | 38.858 | 6.393 | 45.251 |
| 18 | 7.922 | 30.493 | 1.285 | 11 | 37.119 | 6.346 | 43.465 |
| 19 | 7.243 | 29.825 | 1.257 | 11 | 35.800 | 6.234 | 42.034 |
| 20 | 7.051 | 29.534 | 1.254 | 12 | 35.319 | 5.817 | 41.136 |
| 21 | 7.650 | 30.156 | 1.283 | 12 | 36.511 | 6.136 | 42.647 |
| 22 | 6.428 | 29.163 | 1.242 | 38 | 34.311 | 6.109 | 40.420 |
| 23 | 5.209 | 27.718 | 1.161 | 484 | 31.282 | 5.744 | 37.026 |
| 24 | 4.687 | 26.815 | 1.150 | 2.143 | 28.209 | 5.417 | 33.626 |
Osserviamo questo grafico ricavato dai dati della tabella.

La prima cosa che salta all’occhio è l’andamento accidentato della richiesta. Si nota anche che la componente termica la fa da padrona, infine si rileva la sostanziale costanza dell’importazione dall’estero durante la giornata.
Proviamo ora a sommare la componente termica all’energia acquistata dall’estero, e mettiamole in relazione alla richiesta.

E’ già evidente una eccedenza tra le 0 e le 6. Proviamo ora ad aggiungere anche la componente idrica e depuriamo il tutto dai consumi dei servizi ausiliari.

Come si può vedere, dalle 22 di sera alle 7 del mattino c’è una certa sovrapproduzione. Questo sbilanciamento tra produzione e richiesta viene compensata dal pompaggio: se alla curva nera si sottrae anche l’energia destinata ai pompaggi, essa si sovrapporrà totalmente alla curva della richiesta.
Secondo il “Codice di trasmissione, dispacciamento, sviluppo e sicurezza della rete” di Terna, ciò significa che dalle 22 alle 7 le centrali termoelettriche, quel giorno, funzionavano al minimo tecnico, cioè impossibilitate ad abbassare ulteriormente la produzione di energia elettrica, se non con un fermo di centrale. Cosa altamente sconsigliabile, antiecologica e antieconomica, a causa dei lunghi tempi di riavvio e del consumo di combustibile per riportare alla temperatura d’esercizio il vapore.
Va da sé che qualunque risparmio di energia elettrica, ovvero una minore richiesta durante la fascia oraria compresa tra le 22 e le 7, non avrebbe fatto altro che incrementare i MW assorbiti delle centrali di pompaggio, aggiungendo solamente un poco di acqua ai bacini idroelettrici, senza incidere minimamente sulla emissione di CO2 rimasta pressoché costante indipendentemente dalla richiesta.
Ebbene, considerato che la stragrande maggioranza dei consumi dovuti all’illuminazione domestica si verifica nella fascia oraria in questione, senza la benché minima possibilità di ridurre la produzione delle centrali termoelettriche, come si può sperare di ridurre le emissioni di CO2 attraverso la messa al bando delle lampade ad incandescenza?
E’ un’assurdità, qualsiasi risparmio di energia elettrica, ovvero una minore richiesta durante questa fascia oraria, non farà altro che incrementare la quota di energia assorbita dalle centrali di pompaggio, che si tradurrà -ripetiamo- in qualche ettolitro di acqua in più nei bacini idroelettrici.
Andiamo ora a vedere che cosa succede nella fascia oraria che va dal tramonto alle 22, momento in cui come abbiamo già visto comincia la sovrapproduzione.
Poniamo il caso limite del mese più buio dell’anno, cioè dicembre, quando il sole tramonta prima delle ore 17.
E analizziamo il diagramma di carico reale del 20 dicembre 2006.
| Ore | Idrica | Termica | Ausiliari | Pompaggi | Prod. netta | Estero | Richiesta |
| 1 | 1.586 | 30.763 | 1.141 | 2.523 | 28.685 | 3.655 | 32.340 |
| 2 | 1.532 | 30.015 | 1.132 | 3.066 | 27.349 | 3.787 | 31.136 |
| 3 | 1.512 | 30.024 | 1.137 | 3.700 | 26.699 | 3.954 | 30.653 |
| 4 | 1.519 | 30.109 | 1.135 | 3.588 | 26.905 | 3.940 | 30.845 |
| 5 | 1.569 | 31.097 | 1.164 | 3.583 | 27.919 | 3.829 | 31.748 |
| 6 | 1.865 | 33.921 | 1.219 | 2.606 | 31.961 | 3.585 | 35.546 |
| 7 | 2.774 | 36.919 | 1.301 | 811 | 37.581 | 4.637 | 42.218 |
| 8 | 5.568 | 38.507 | 1.406 | 147 | 42.522 | 5.437 | 47.959 |
| 9 | 6.722 | 39.586 | 1.473 | 146 | 44.689 | 6.093 | 50.782 |
| 10 | 6.786 | 39.280 | 1.474 | 146 | 44.446 | 6.026 | 50.472 |
| 11 | 6.532 | 39.101 | 1.453 | 146 | 44.034 | 6.193 | 50.227 |
| 12 | 5.031 | 38.650 | 1.421 | 146 | 42.114 | 5.902 | 48.016 |
| 13 | 3.669 | 38.207 | 1.398 | 147 | 40.331 | 5.709 | 46.040 |
| 14 | 4.443 | 38.473 | 1.408 | 147 | 41.361 | 5.651 | 47.012 |
| 15 | 4.739 | 39.162 | 1.427 | 148 | 42.326 | 6.099 | 48.425 |
| 16 | 5.916 | 38.916 | 1.438 | 148 | 43.246 | 6.013 | 49.259 |
| 17 | 9.463 | 39.720 | 1.528 | 147 | 47.508 | 6.123 | 53.631 |
| 18 | 9.192 | 39.669 | 1.521 | 147 | 47.193 | 6.102 | 53.295 |
| 19 | 7.658 | 39.475 | 1.491 | 147 | 45.495 | 6.245 | 51.740 |
| 20 | 5.240 | 39.707 | 1.455 | 148 | 43.344 | 5.794 | 49.138 |
| 21 | 4.019 | 38.290 | 1.405 | 148 | 40.756 | 5.508 | 46.264 |
| 22 | 2.288 | 36.888 | 1.345 | 148 | 37.683 | 4.669 | 42.352 |
| 23 | 1.811 | 35.249 | 1.279 | 746 | 35.035 | 3.875 | 38.910 |
| 24 | 1.595 | 33.266 | 1.229 | 1.634 | 31.998 | 3.025 | 35.023 |
Questo è il grafico ricavato dalla tabella

Se osserviamo il grafico notiamo che la componente termica ha raggiunto il suo massimo intorno alle 9 di mattina e che rimane pressoché costante fino alle ore 21.
Intorno alle 17 c’è una punta di carico, probabilmente dovuta in buona parte all’illuminazione pubblica.
Dall’andamento della curva della componente idrica si deduce che questa punta di carico è stata soddisfatta proprio dalla produzione delle centrali idroelettriche, mentre le centrali termiche sono al CNC dalle 9 di mattina: più di così non possono materialmente produrre.
Quindi qualsiasi risparmio di energia sull’illuminazione domestica non incide in nessun modo sulle emissioni di CO2, nemmeno in questo caso, tuttalpiù, ci siamo di nuovo, fa risparmiare un poco di acqua nei bacini idroelettrici.
Allora non è possibile in nessun modo ridurre le emissioni di CO2?
Di certo non attraverso risparmi sui consumi dell’illuminazione domestica.
Il modo migliore è quello di evitare le emissioni alla fonte, ma non entriamo nel discorso molto più ampio e spinoso della politica energetica, nell’ambito del risparmio di energia elettrica occorre ridurre i consumi dei carichi che vengono serviti più o meno direttamente dal “servizio di base”, cioè tutti quei carichi che richiedono energia elettrica dalla rete in modo costante durante la giornata, per quello che riguarda le utenze domestiche il frigorifero è il maggior “indiziato”.
Per quello che riguarda i consumi generali, il primo sospetto corre sui binari, le ferrovie hanno treni che viaggiano in qualunque momento della giornata consumando in modo rilevante, a cui vanno aggiunti tutti i consumi derivanti dalle stazioni e dai sistemi di controllo del traffico.
L’indice va puntato anche sulle attività produttive a ciclo continuo, sugli impianti ripetitori radiotelevisivi e telefonici, in sostanza su tutti i carichi, grandi o piccoli che siano, che richiedono energia elettrica dalla rete in modo costante e continuativo.
Va detto che un risparmio è sempre un risparmio e non può essere preferito ad uno spreco, ma va anche detto che lo slogan “Cambia una lampadina e cambi il mondo” è come minimo pubblicità ingannevole.
Quanto riportato è riferito alla situazione italiana attuale e può essere valido anche per quei paesi che hanno un parco centrali simile al nostro, ad esempio la Grecia.
In altri paesi la situazione può essere diversa, occorrerebbe una ricerca specifica in ogni paese, ma resta comunque la costante della sovrapproduzione notturna, da cui sembra non si possa sfuggire.
Infatti la presenza della sovrapproduzione notturna sgonfia in modo drastico tutte le stime riguardanti la riduzione dell’emissione di CO2 riferite alla messa al bando delle lampade ad incandescenza.
Secondo capitolo: Mercurio e il pianeta Terra
Terzo capitolo: Longevità e mortalità infantile
Bibliografia
Il documento di Greenpeace si trova all’url:
http://www.greenpeace.it/incandescenti/documenti/briefing_BTB.pdf
I dati statistici riportati sono reperibili all’url:
http://www.terna.it/default/Home/SISTEMA_ELETTRICO/statistiche/dati_statistici/tabid/418/Default.aspx
il “Codice di Trasmissione, Dispacciamento, Sviluppo e Sicurezza della Rete” è scaricabile all’url:
http://www.terna.it/default/Home/SISTEMA_ELETTRICO/codice_rete/tabid/106/Default.aspx
Il documento di Enel Produzione intitolato “Problemi aperti e prospettive tecniche per una gestione ottimizzata dei sistemi di generazione termoelettrici” è scaricabile all’url:
http://tecnet.pte.enel.it/depositi/tecnet/congressi/377/913-Articolo%20EnelProduzione.pdf
Fonti primarie




[...] non provate a dare un’occhio a quest’articolo (che trovate anche qua in formato pdf)pubblicato su Babylonbus? Sito di libera espressione [...]
[...] Primo capitolo: La lampadina che fa risparmiare acqua [...]
[...] Primo capitolo: La lampadina che fa risparmiare acqua [...]
Interessante analisi! solo una nota di demerito: Lei parte dal presupposto che le lampadine ad incandescenza vengano utilizzate dall’utenza solo nelle ore notturne, quando invece si utilizzano anche nelle ore diurne. concordo nel sostenere che un sostanziale risparmio energetico si avrebbe sicuramente non cambiando le lampadine ma, come si dice, tutto aiuta.
Le lampadine, a incandescenza o meno, vengono utilizzate nella stragrande maggioranza dei casi nelle ore in cui non è disponibile una illuminazione naturale, che solo nel periodo estivo coincide con orari “notturni”.
Nei mesi invernali si iniziano ad accendere le lampadine già durante il pomeriggio.
Se si parla di riduzione dei gas serra emessi nell’atmosfera in seguito alla sostituzione delle lampade ad incandescenza con altre lampade, led o basso consumo non fa differenza, bisognerebbe essere onesti e affermare che nessuna riduzione è possibile.
Le centrali elettriche che emettono nell’atmosfera CO2 e altre porcherie sono normalmente al massimo della loro produzione già dalle 8-9 della mattina, l’energia che serve a fare funzionare le lampadine, accese mettiamo alle 17, proviene quasi interamente dalla produzione delle centrali idroelettriche, che come sappiamo non emettono nessuna sostanza in atmosfera.
Si può affermare che la sostituzione delle lampade ad incandescenza con altre lampade non farà altro che fare risparmiare un poco di acqua nei bacini, senza modificare nemmeno minimamente l’emissione di sostanze nocive nell’atmosfera, che però è stato il punto di forza della campagna per la messa al bando.
Se ci hanno mentito sul punto più importante…