Mercurio e il pianeta Terra
Dopo avere affrontato l’argomento emissione di CO2 affrontiamo ora quello del mercurio contenuto nelle CFL e alcuni aspetti del loro corretto smaltimento.
I produttori riferiscono che in ogni CFL sono presenti dai 2 ai 5 mg di mercurio: una quantità paragonabile alla punta di uno spillo.
Nonostante sia risaputo che il mercurio è uno dei veleni più potenti, la sua quantità all’nterno delle CFL sembrerebbe quasi irrilevante. Ma non è così.
Secondo un documento di Confindustria intitolato “Proposte per il piano nazionale di efficienza energetica”, in cui ognuna delle 356 pagine è marcata dalla dicitura: “Nessuna parte di questo documento può essere modificata, pubblicata, riprodotta, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma e con qualunque mezzo senza l’autorizzazione di Confindustria. Ogni violazione verrà perseguita a norma di legge”, si stima che in Italia il parco lampade ad incandescenza attualmente esistente sia di 386 milioni di unità.
Ecco allora che, facendo una banale moltiplicazione si arriva ad un semplice risultato: una volta messe al bando le lampade ad incandescenza e completata la loro sostituzione con le CFL, nelle case degli italiani ci ritroveremo a dovere smaltire più di 11 tonnellate di mercurio, che non ci sarebbero state senza la messa al bando delle lampade ad incandescenza.
Nelle FAQ (frequently ask question, ovvero le domande più frequenti) all’indirizzo web http://www.greenpeace.it/incandescenti/index.php , si legge:
Le CFL sono completamente sicure per l’ambiente?
(…)
Il mercurio è un metallo tossico che può avere gravi effetti sul sistema nervoso, cardiovascolare, immunitario e sull’apparato riproduttivo. E’ un elemento raro in natura (è presente anche nel carbone), che viene immesso nell’ambiente da numerosi fonti industriali (impianti metallurgici, chimici, inceneritori di rifiuti) tra cui centrali termoelettriche che utilizzano il carbone per la produzione di energia. Il mercurio viene rilasciato in atmosfera insieme ai fumi di combustione.
Da studi dell’EPA, l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente americana risulta che, riducendo la quantità di energia consumata, le CFL riducono la quantità di mercurio disperso nell’ambiente.
Il mercurio contenuto nelle CFL è infatti inferiore al mercurio che viene rilasciato in atmosfera per produrre l’energia elettrica che alimenta una lampada incandescente per cinque anni (circa 10 mg).
Detto questo, le CFL devono essere smaltite in maniera appropriata: è necessario informare i consumatori per un corretto smaltimento. Le CFL devono essere raccolte separatamente per poi essere portate presso i centri di raccolta comunale.
Per maggiori informazioni contatta il tuo comune oppure visita il sito del Consorzio Ecolight o del Consorzio Ecolamp.
Nel passo riportato dagli studi dell’EPA, mancano due dati fondamentali:
1) l’assorbimento in Watt dell’ipotetica lampada
2) quante ore dovrebbe stare accesa la stessa per provocare l’emissione di 10 mg di mercurio nell’atmosfera.
Nonostante questa carenza di informazioni, per quello che riguarda la situazione italiana i dati mancanti non spostano la questione.
Infatti nell’articolo “La lampadina che fa risparmiare acqua” abbiamo visto che, attualmente e per alcuni anni a venire, i consumi derivanti dall’illuminazione domestica non incideranno minimamente sul lavoro compiuto dalle centrali a carbone, cioè da quelle destinate ad espletare il cosiddetto servizio di base.
Anche sull’argomento mercurio valgono quindi le stesse argomentazioni riferite alle emissioni di CO2.
Le centrali a carbone continueranno ad emettere nell’atmosfera la stessa identica quantità di mercurio, indipendentemente dalla riduzione dei consumi sull’illuminazione domestica.
Quindi la messa al bando delle lampade ad incandescenza, in Italia ma non solo, avrà come conseguenza l’incremento della quota di mercurio disperso nell’ambiente.
E’ quantomeno singolare che nelle FAQ inerenti ad un modello di CFL prodotto dalla Osram, raggiungibile all’indirizzo:
si usi lo stesso tipo di argomentazioni usate da Greenpeace. Ad una domanda simile alla precedente si legge infatti:
Qual è l’impatto ambientale del mercurio contenuto nelle lampade a risparmio di energia?
risposta
Le lampade fluorescenti compatte DULUX EL come tutte le lampade fluorescenti convenzionali hanno bassi contenuti di mercurio.
Grazie al nuovo processo brevettato, OSRAM ha ridotto la quantità di mercurio indispensabile al funzionamento delle lampade DULUX EL a un minimo compreso tra i 2,5 e 3 mg.
(…)
Il maggior consumo di energia elettrica delle lampade ad incandescenza convenzionali genera, nel ciclo di produzione termoelettrica dell’energia in particolare nel caso di centrali a carbone, l’immissione di quantità di mercurio decisamente superiori a quelle associate complessivamente ad una DULUX EL.
Diversamente da quello che succede nel caso delle lampade a risparmio di energia, che vengono smaltite come rifiuti speciali, il mercurio generato dalle centrali termoelettriche a carbone viene in gran parte disperso nell’ambiente.
In sostanza sia Greenpeace che la Osram ci dicono che del mercurio non se ne può fare a meno, o viene emesso nell’atmosfera, oppure te lo tieni in casa dentro le CFL.
Stanno scherzando?
Purtroppo no.
Sia la Osram che Greenpeace danno inoltre per scontato che le CFL vengano già smaltite come “rifiuti speciali”. Però in Italia non esiste ancora nulla di tutto questo, nonostante le CFL siano commercializzate da oltre venti anni.
Nell’articolo “Le lampadine ecologiche che inquinano l’ambiente” pubblicato sul “Corriere della sera” in data 8 aprile 2008 si evidenzia come esista già una tassa di 22 centesimi di euro per ogni lampada venduta. Questa tassa dovrebbe ripagare le spese di smaltimento, ma nei negozi dove sono commercializzati questi prodotti non c’è nessuna traccia di contenitori per le CFL fuori uso, mentre da parte dei rivenditori non c’è nessuna voglia di accollarsi quintali di lampade non più funzionanti in attesa che si metta in moto un qualche meccanismo di raccolta.
Nell’attesa, le CFL inservibili finiscono nei cassonetti della spazzatura insieme ai mozziconi di sigaretta e quant’altro.
Si può immaginare che difficilmente arrivino intere, e che quando non finiscono in pezzi spargendo nell’ambiente mercurio e polvere a base di fosforo, tocca all’eventuale sensibilità degli operatori ecologici il loro recupero, allo scopo di avviarle ai centri di raccolta capaci di riciclarle.
Attualmente questi centri sono sette, quasi tutti concentrati al Nord Italia, a parte uno in provincia di Roma.
A proposito dei consorzi di smaltimento visitiamo ora l’indirizzo web del sito di Ecolamp http://www.ecolamp.it/GetPage.pub_do?id=402882820eadb919010ec27cd1080282 , in cui si legge:
Una delle specificità dei rifiuti di sorgenti luminose è la presenza al loro interno di sostanze pericolose per l’ambiente e per l’uomo.
Il mercurio, così come altri metalli pesanti presenti all’interno delle sorgenti luminose, sebbene indispensabile per il corretto funzionamento di queste apparecchiature, rappresenta allo stesso tempo la componente pericolosa dei rifiuti che ne derivano.
In particolare il mercurio è una sostanza tossica per l’uomo, che inconsapevolmente vi si espone attraverso la catena alimentare. Questa sostanza infatti tende a concentrarsi velocemente nel suolo e nei corsi d’acqua, entrando così nel ciclo naturale dell’alimentazione.
Il mercurio viene velocemente assorbito da piante e animali (specie molluschi e pesci) che lo veicolano all’uomo.
Sottovalutata fino a pochi anni fa, la concentrazione di mercurio nel corpo umano, con tutti gli effetti negativi collaterali che ne derivano, è stata di recente portata in primo piano da una serie di studi condotti su diverse popolazioni di riferimento ed in contesti differenti.
Se da un lato l’industria di settore è impegnata nella riprogettazione dei prodotti al fine di limitare per quanto possibile la presenza di sostanze pericolose all’interno delle sorgenti luminose, dall’altro l’obiettivo prioritario del Consorzio Ecolamp, e degli altri consorzi omologhi attivi in tutta Europa con la supervisione di ELC è quello di intercettare la più elevata quantità possibile di rifiuti di sorgenti luminose e di trattarla adeguatamente, mettendo in sicurezza le componenti pericolose in essi contenute.
Il Consorzio Ecolamp si avvale di partner qualificati, in possesso delle migliori tecnologie disponibili, per la gestione ottimale del sistema di raccolta e riciclo delle apparecchiature di illuminazione.
Uno degli obiettivi primari del modello di raccolta, trattamento e riciclo predisposto dal Consorzio Ecolamp è la salvaguardia ambientale.
Se anche il meccanismo di raccolta e smaltimento fosse a regime da tempo, sarebbe comunque umanamente impossibile che il 100% delle CFL venga smaltito correttamente.
Una certa percentuale sarà gettato insieme alla comune spazzatura, finendo in discarica, dove il mercurio e il fosforo possono legarsi con una gamma di vari elementi o composti chimici, oppure finire in un inceneritore: questa è forse l’eventualità peggiore.
Invece di ridurre la quantità di mercurio presente nell’ambiente, la messa al bando delle lampade ad incandescenza avrà quindi le nefasta conseguenza di peggiorare la situazione, sia in Italia che negli altri paesi del mondo dotati di una parco centrali simile al nostro, per non parlare di paesi come la Norvegia la quale produce il 98% del suo fabbisogno attraverso centrali idroelettriche, quindi con emissioni nell’atmosfera di CO2 e mercurio praticamente a livello zero.
Andiamo comunque a vedere come le CFL dovrebbero essere smaltite.
Dal sito “Borsa telematica del recupero” all’indirizzo web:
http://www.borsadelrecupero.it/forum/dettagli.asp?idmsg=messaggio-669352319775 si legge:
È stata importata nel nostro paese una tecnologia specifica sviluppata in Svezia da alcuni decenni.
Le lampade vengono immesse in un impianto completamente automatico di frantumazione e separazione e l’intero processo avviene all’interno di un ambiente protetto in cui l’aria è mantenuta in depressione.
Viene quindi impedito che il mercurio passi nell’ambiente circostante in quanto l’aria è costantemente scaricata attraverso dei filtri ai carboni attivi.
È possibile inoltre lavorare diversi tipi e misure di lampade (compresi ovviamente quelli più diffusi utilizzati negli impianti di illuminazione di edifici pubblici e aziende).
Oltre al vetro vengono separate le componenti metalliche (vetro al piombo) e i terminali
in alluminio.
La polvere al fosforo viene separata in tre diversi stadi dai suoi sottoprodotti, fino a giungere a un eccellente grado di purezza.
La parte vetrosa viene invece completamente recuperata e destinata al riutilizzo nell’industria del vetro. In questa fase viene anche attivata la separazione del mercurio, la cui polvere viene raccolta in appositi contenitori posti al di sotto dei cicloni di abbattimento e dei filtri autopulenti.
Le polveri contenenti mercurio vengono quindi avviate alla seconda fase di recupero: quella della distillazione.
I residui vengono posti in una camera sotto vuoto e, una volta selezionato attraverso il computer
il programma di distillazione adatto, il processo diventa completamente automatico.
All’interno dell’impianto la temperatura viene portata a circa 850 gradi e il mercurio quindi evapora, mentre le particelle organiche portate dai gas sono ossidate nella camera di combustione.
I gas entrano poi nelle serpentine di raffreddamento, dove il metallo condensa in mercurio liquido flottante.
Di solito sia la qualità di metallo recuperata che la purezza dello stesso raggiunge il 99,9 per cento, pronto quindi per essere immesso nuovamente nei diversi cicli produttivi.
Nella nostra Regione (nrd Friuli Venezia Giulia) ci sono alcune aziende che hanno sviluppato la tecnologia di cui sopra e sono in grado di fornire agli imprenditori e ai privati un servizio di smaltimento corretto delle lampade fluorescenti esauste .
Bellissimo. Se leggiamo la descrizione del processo di recupero e smaltimento siamo però costretti a porci una domanda:
Quanta energia serve per distillare 3 milligrammi di mercurio dalle polveri?
Proviamo a rispondere.
Intanto bisogna produrre una depressione, e ciò comporta una pompa del “vuoto” che lavori di continuo. Nella seconda fase del processo occorre invece portare la camera stagna alla temperatura di 850°, mentre in un’altra zona dell’impianto agiscono le serpentine di raffreddamento.
Si può quindi ipotizzare un sensibile consumo energetico, da sottrarre nel conto globale all’energia che le CFL farebbero risparmiare nel corso della loro vita.
Il processo di smaltimento contribuisce all’emissione di una ulteriore quota di CO2 dovuta al trasporto su gomma delle CFL esauste per trasferirle dai centri di raccolta a quelli di riciclaggio. Inoltre a differenza dei consumi derivati dall’illuminazione domestica, i consumi di origine industriale influiscono direttamente sul servizio di base, cioè quello espletato in buona parte dalle centrali a carbone, proprio quelle che oltre alla solita CO2 emettono nell’atmosfera – guarda un po’- anche una certa quantità di mercurio.
Così, paradossalmente il processo di recupero del mercurio contenuto nelle CFL contribuisce ad aumentare le quantità di CO2 e di mercurio emesse nell’atmosfera.
E si ottiene esattamente il risultato opposto a quello “teorico” così ben propagandato.
Primo capitolo: La lampadina che fa risparmiare acqua
Terzo capitolo: Longevità e mortalità infantile







